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lunedì 8 aprile 2013

IL LUTTO PERINATALE


Il lutto perinatale è per i genitori un’esperienza di intenso dolore e sofferenza per la perdita di un figlio atteso e perso durante la gravidanza o al momento del parto o nel periodo immediatamente vicino alla nascita. E’ un evento che, soprattutto nei primi tempi, lascia nella coppia un...Continua a leggere qui!

LA NASCITA DEL PRIMO FIGLIO


In seguito alla nascita del primo figlio la coppia si trasforma in famiglia e acquisisce un nuovo legame, quello genitoriale, che durerà per sempre: si può smettere di essere coppia ma si sarà madre e padre del proprio bambino per sempre. E’ importante in questa fase della vita che…Continua a leggere qui!

giovedì 2 agosto 2012

STILI EDUCATIVI DEI GENITORI

DIMMI CHE GENITORE SEI E TI DIRO’ CHE FIGLIO AVRAI!
Lo stile educativo adottato dai genitori influisce sullo sviluppo dei figli. Per stile educativo si intende quell’insieme di atteggiamenti che il padre e la madre manifestano nei confronti dei figli che  creano il clima emotivo nel quale i genitori attuano i propri comportamenti specifici, volti ad ottenere determinati risultati educativi. Ogni genitore si rapporta con il proprio figlio secondo uno stile educativo preferito, nella gran parte dei casi in modo assolutamente inconsapevole e istintivo. Questo stile educativo  influisce in particolar modo sullo sviluppo di un positivo senso del sé e delle competenze personali dei figli. 
Possiamo distinguere tre diversi stili educativi:
STILE AUTORITARIO
I genitori con uno stile autoritario sono guidati principi molto rigidi, impongono le regole ai propri figli senza alcuna spiegazione, alzano spesso la voce e perdono la pazienza, non accettano di essere contraddetti, a meno di severe punizioni. 
Esercitano un eccessivo controllo sul comportamento dei figli, indipendentemente dall’età e dal contesto in cui si trovino. Si dimostrano scarsamente affettuosi con i propri figli, apparendo distanti e a volte freddi. 
Le richieste di comportamento maturo sono elevate, la comunicazione genitore–figlio è scarsa e il punto di vista del minore non viene ritenuto importante né dunque preso in considerazione. 
In un ambiente così rigido, il bambino non ha la possibilità di sperimentare né di comprendere il valore delle regole, seppur rispettate per timore di essere puniti. È probabile che sviluppi una scarsa opinione di sé e che tenda a svalutare le sue capacità, assecondando passivamente il volere e le opinioni altrui. 

STILE PERMISSIVO/LASSISTA 
I genitori permissivi esigono poco dai figli, hanno difficoltà a imporre delle regole e a farle rispettate qualora ci siano. Lasciano il bambino libero di esprimere i suoi bisogni ma anche di autoregolarsi, senza alcun limite. Non esercitano alcun controllo sulla vita dei figli, né durante l’infanzia né dopo.
Sono affettuosi, accettanti e pieni di attenzioni, estremamente tolleranti  nei confronti dei comportamenti, richieste e desideri del bambino. Il livello comunicativo è buono o molto buono. Questi genitori richiedono raramente comportamenti maturi ai propri figli, e tendono a soddisfare tutte le loro richieste.  
Questo stile educativo non produce risultati migliori rispetto al precedente. Generalmente, la mancanza di regole provoca confusione, disorientamento e angosce nei minori. Questi ultimi, in assenza di un’autorità genitoriale, non percepiscono punti di riferimento e una guida sicura, per cui potrebbero sperimentare un falso senso di onnipotenza, da cui possono derivare notevoli problemi nelle relazioni sociali e nell’inserimento in gruppi amicali, soprattutto durante l’adolescenza, in cui possono manifestarsi comportamenti di tipo antisociale.

STILE AUTOREVOLE 
I genitori autorevoli stabiliscono delle regole chiare e coerenti per i propri figli e pongono loro dei limiti laddove ce ne fosse bisogno. Ascoltano le richieste e le domande di chiarificazione dei figli, sono interessati alla loro opinione e disponibili alla negoziazione.  Spiegano il perché di eventuali divieti o proibizioni. La comunicazione tra genitore e figlio è efficace. I genitori sono affettuosi e caldi. Ai figli vengono richiesti comportamenti maturi e appropriati alla loro età. È altamente probabile che, in tale clima familiare, i minori sviluppino buoni livelli di autostima e fiducia in se stessi, autonomia, maturità e competenza affettiva e sociale. Sono rispettosi delle regole ma non le seguono passivamente, le interiorizzano e le fanno proprie. Tale stile educativo incoraggia il bambino a essere autonomo dai genitori e, soprattutto, a sviluppare la sua personalità. Questi bambini avranno minori difficoltà di relazione con i coetanei e saranno più competenti nell’esprimere e portare avanti le proprie idee. Questo è lo stile educativo più consono a una buona educazione del bambino.

I genitori spesso  non aderiscono ad un unico stile educativo e si ritrovano a variare combinando diversi atteggiamenti in base alle situazioni e circostanze. L’importante  è riuscire a mantenere una certa coerenza verso il bambino e accettare di non essere perfetti! si può sbagliare,  l’importante è ammettere l’errore con sé stessi e con i propri figli.
                                                 Dott.ssa Rita Manzo
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venerdì 22 giugno 2012

COME AIUTARE UN BAMBINO AD AFFRONTARE LA PERDITA DI UNA PERSONA CARA



La perdita di una persona cara è un evento molto doloroso e traumatico, soprattutto per i bambini. I genitori che stanno attraversando un periodo di lutto spesso sono in difficoltà quando devono spiegare ad un bambino che un loro familiare o un caro amico è venuto a mancare e spesso hanno anche la tendenza ad evitare l'argomento per proteggere i propri figli. Tuttavia, arriva un momento in cui non si può eludere questa verità. E’ importante garantire al bambino che ha perso una persona cara un costante percorso di accompagnamento e contenimento emotivo. E’ fondamentale imparare il modo giusto per aiutare il piccolo ad affrontare e superare questo triste momento. Le seguenti linee guida possono rendere questo processo più semplice.

1) Siate onesti con i bambini e incoraggiateli a porvi domande. Questo può essere difficile perché non si hanno tutte le risposte. Ma è importante per creare un’atmosfera di comfort e di apertura, e fargli capire che non c’è un unico modo di affrontare questa perdita, c’è chi piange e chi invece, soffre dentro.

2) E’ possibile spiegare che cos’è la morte ai bambini sin dai primissimi anni. E’ bene considerare l'età di un bambino e la sua capacità di capire le idee complesse. I bambini non hanno una comprensione matura della morte fino all'età di otto o nove anni. I più piccoli possono pensare che la morte è qualcosa di temporaneo, e che la persona che li ha lasciati tornerà in futuro.

3) Utilizzare termini precisi quando si parla di morte. Le persone spesso utilizzano come sinonimo di morte il termine "perdere" una persona cara. I bambini potrebbero farsi l’idea che  la persona può essere “ritrovata”. Spesso si usano  immagini fantasiose, come "il nonno ha raggiunto la nonna in cielo" o anche "è partito per un lungo viaggio"... all'inizio questa strategia può essere una soluzione, tuttavia essa ha i suoi limiti, rischiando di confondere il bambino. 
La cosa migliore è affrontare l'argomento in modo semplice ed onesto, senza paroloni. E’ inutile dire ad un bambino che la morte è temporanea e che chi è morto si assenterà per un lungo periodo. Bisogna spiegargli, semplicemente, che non ritornerà. All’inizio questo fatto potrebbe essere difficile da mandar giù, ma col tempo l’accettazione sarà meno dolorosa. Puoi ammettere, invece, al tuo bambino che non sai assolutamente che cosa succede dopo la morte. Questo dialogo gli permetterà di cominciare a riflettere. Per spiegare la morte c’è bisogno di termini semplici in quanto fino all’età di cinque - sei anni, la visione del mondo dei bambini è molto letterale. Così se colui che è morto era malato o anziano, si potrebbe spiegare, per esempio, che il corpo della persona non funzionava più e che i medici non potevano risolvere il problema. Se qualcuno muore improvvisamente, come in un incidente, si potrebbe spiegare cosa è accaduto, cioè che a causa di questo evento molto triste il corpo della persona ha smesso di funzionare. Potrebbe essere necessario spiegare che “morire” significa che il corpo ha smesso di funzionare e che non può essere “aggiustato”. L’aspetto positivo di ciò è che una persona morta non soffre più, non prova più dolore, freddo, fame… I bambini così piccoli hanno spesso difficoltà a capire che tutte le persone e gli esseri viventi alla fine muoiono e che questa situazione sia definitiva e che quindi la persona non tornerà più. Per questo il bambino avrà la tendenza a continuare a chiedere dove sta la persona amata o quando la persona ritornerà anche dopo avergli spiegato che non tornerà più. Per quanto frustrante questo sia, continuate a ribadire con calma che la persona è morta e non può ritornare.

4) Niente bugie ai bambini! è essenziale parlare subito col piccolo della perdita, senza aspettare che si stupisca di non vedere più quella la persona da un po’ di tempo. Evitare l’argomento o inventarsi storie ai confini della realtà genera solo confusione e angoscia nel bambino. I piccoli sono perfettamente in grado di capire il nostro dolore e sanno essere anche capaci di consolarci.

5) E’ necessario  spiegare al bambino che, se quella persona non è più presente fisicamente, lo sarà sempre nel suo cuore e lo accompagnerà nel corso della vita. Una fotografia appesa alla parete o un oggetto appartenente alla persona defunta possono essere utili per alleviare temporaneamente il suo dolore.

6) E’ utile far assistere il bambino al funerale. Ciò gli permetterà di capire meglio ciò che accade e trarre beneficio dal sostegno dei familiari, ma gli consentirà anche di poter piangere liberamente. Se il bambino lo desidera, può anche vedere il corpo del defunto e mettere una fotografia, un oggetto o un disegno nella bara.

7) Ricordate che i bambini non possono tollerare lunghi periodi di tristezza. Ciò significa che si può decidere di farli giocare e partecipare alle loro attività abituali. Questo non significa che essi non amano la persona che è morta, né significa che mancano di rispetto. Va bene permettere o incoraggiare i bambini a divertirsi come facevano prima della morte.

8) A volte capita che il bambino abbia dei sensi di colpa e possa sentirsi responsabile della morte di una persona cara perché convinto di non aver amato abbastanza il proprio caro in vita, oppure per avere pensato in passato cose cattive su di lui, o di avere desiderato la morte di questa persona per rabbia momentanea. In questo caso è bene spiegargli che non è colpa sua e capita a tutti di pensare cose cattive, ma che i pensieri non uccidono le persone.

9) Bisogna essere sempre presenti ed evitare di lasciare il bambino solo col suo dolore, rispettando i suoi ritmi. Alcuni bambini chiedono più coccole e attenzioni. Questo è sintomo del fatto che vivono male il decesso e hanno difficoltà ad accettare il lutto. Dite loro che li amate e, che anche se siete tristi o piangete, li amerete sempre e vi prenderete cura di loro. E’ bene uscire più spesso con loro e cercare di condividere maggiori momenti di relax e di coccole.

10) I cambiamenti nel comportamento del bambino (aggressività, isolamento sociale, disturbi del sonno, indifferenza) potrebbero essere il segnale che egli sta vivendo dei problemi connessi con la morte. In questi casi, è opportuno farsi consigliare da uno specialista. 
Dott.ssa Rita Manzo

lunedì 23 aprile 2012

IL PANNOLINO

Quando è il momento giusto per togliere il pannolino ad un bambino?
La fase dello “svezzamento” dal pannolino è un momento molto importante per l’evoluzione del bambino.
Per quanto concerne la maturazione neurofisiologica il controllo degli sfinteri viene acquisito progressivamente e, solitamente, il controllo dello sfintere anale precede quello dello sfintere vescicale. Il controllo sfinterico completo si ha tra i tre e i quattro anni, ma non esiste un’età precisa in cui il bambino è pronto a fare meno del pannolino in quanto ogni bambino è diverso dall’altro e bisogna evitare di  forzare  i tempi  poiché obbligarlo potrebbe allungare il percorso. 

Dunque occorre rispettare i suoi tempi. Solitamente tra i due e i tre anni si procede con i primi tentativi e le femminucce per motivi fisiologici sono un pò più precoci. Sicuramente la primavera e l’estate sono i periodi migliori, perché se si bagnano, non prendono troppo freddo, inoltre con il caldo il pannolino crea fastidio.
Durante la fase dello “svezzamento” dal pannolino gioca un ruolo importantissimo sul piano affettivo l’atteggiamento della famiglia. La relazione madre-bambino è estremamente coinvolta. Per il bambino le feci sono un materiale “prezioso”, speciale, dotato di  un importante significato affettivo. Il bambino considera i suoi escrementi un proprio prodotto, la sua “opera d’arte”, ed è felice di mostrarli e donarli alla mamma e al papà. Pertanto un atteggiamento positivo da parte dei genitori, in particolare della madre, in merito alla loro espulsione faciliterà il bambino ad abbandonare la sicurezza del pannolino.

Ma come si fa a capire quando è il momento giusto?

Ci sono alcuni segni indicativi della raggiunta maturazione psicologica che possono essere colti, come ad esempio osservare e imitare il comportamento degli adulti o del fratello più grande, mostrare desiderio di indipendenza, camminare e sedersi da solo, capacità di alzare e abbassare i pantaloni da solo, ecc.
Alcuni consigli per le mamme…

1) non bisogna avere fretta: aspettare il momento giusto è un fattore  importante per il successo.

2) Potrebbe essere invogliante per il bambino scegliere il vasino insieme alla mamma. In commercio se ne trovano diversi, di tutti i colori e modelli. Sono molto confortevoli anche i riduttori,  ovvero quelle tavolette morbide che si mettono direttamente sul water per ridurne la grandezza, che danno al bambino la sensazione di fare una cosa da grandi. Molto invitanti per il piccolo sono anche le mutandine con i suoi personaggi dei cartoni preferiti.

3) fargli scegliere il posto che preferisce (non necessariamente il bagno, ma con buonsenso), i giochi che vuole avere con se, e se desidera o meno avere la sua mamma vicino.

4) Creare una quotidianità: ad esempio, accompagnarlo al vasino dopo i pasti (o ad intervalli regolari, per chi proprio non ce la fa a resistere qualche ora) e farlo sedere senza pannolino.

5)Mettere in conto una serie di “incidenti” di percorso, che non dovranno essere troppo rimarcati (ma nemmeno ignorati: semplicemente, dovranno essere accompagnati da una spiegazione serena, tipo “non fa nulla, la prossima che ti scappa dillo alla mamma e andiamo di corsa in bagno”).

6) Avere tanta pazienza, mai mettergli fretta, ma soprattutto fare tante coccole ed applausi quando il bambino riesce a controllare gli sfinteri. Non rimproverarlo mai nei casi di fallimento e, non fate mai paragoni con i bimbi degli altri. 

                                       Dott.ssa Rita Manzo