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lunedì 8 aprile 2013

IL LUTTO PERINATALE


Il lutto perinatale è per i genitori un’esperienza di intenso dolore e sofferenza per la perdita di un figlio atteso e perso durante la gravidanza o al momento del parto o nel periodo immediatamente vicino alla nascita. E’ un evento che, soprattutto nei primi tempi, lascia nella coppia un...Continua a leggere qui!

lunedì 7 maggio 2012

GENITORI E FIGLI:QUANDO IL GIOCO DIVENTA UN’ATTIVITA’ CHE DIVERTE ENTRAMBI



Il gioco è l’attività primaria dei bambini, i quali, attraverso di esso, riescono ad esprimere le proprie emozioni, ad adattarsi all’ambiente che li circonda e a sviluppare adeguate capacità di problem solving. Il gioco infantile, se utilizzato correttamente, favorisce lo sviluppo globale del bambino, contribuendo al  suo benessere cognitivo, fisico, sociale ed emotivo e alla formazione della sua coscienza morale. Attraverso il gioco i bambini imparano ad avere fiducia nelle proprie capacità individuali (fisiche e mentali),ad esplorare il mondo, a scoprire se stessi; in sostanza rappresenta il loro modo di lavorare, di apprendere, di comunicare, quindi di dominare la realtà.
Il gioco è il linguaggio attraverso cui i bambini esprimono ciò che non riescono a tradurre in parole. Per tutti questi motivi le mamme fanno molta attenzione quando comprano i giocattoli per i loro bambini assicurandosi che questi siano educativi e che siano adeguati allo sviluppo psicologico del bambino. Grazie al gioco i bambini possono esprimere con naturalezza conflitti, disagi o situazioni che gli creano ansia e dominare situazioni emotive troppo intense per la loro età. Giocare gli consente di abbandonare momentaneamente  la realtà con le sue regole per entrare in un mondo di fantasia  nel quale ogni desiderio si  può realizzare. Giocando i bambini ci rivelano  non solo come rappresentano la realtà ma anche come la percepiscono. Pertanto è  utilissimo per i genitori osservare il modo di giocare dei propri figli, al fine di ricavarne preziosi indicatori del loro sviluppo emotivo. 
I bambini piccoli adorano giocare con i loro genitori e questo loro desiderio va assecondato in quanto il gioco tra genitori e figli permette di migliorare la relazione familiare che, come sappiamo, ha un ruolo prioritario sullo sviluppo della personalità e della socializzazione dei bambini essendo un ambiente naturale d'apprendimento di concetti e d'attitudini che agiscono come rinforzo e come motivazione per il raggiungimento di nuovi obiettivi educativi. Il gioco con i genitori consente al bambino di costruire con loro legami di intimità. Giocare equivale a conoscersi e a identificarsi maggiormente nel ruolo genitoriale, conoscere e a farsi conoscere meglio dai propri figli, a dialogare e a creare legami più forti. Si può affermare che giocare è il miglior modo di educare.  L’ appuntamento col gioco cancella o rende più accettabile l'altro tipo di relazioni che i genitori hanno abitualmente con i figli: "Hai finito i compiti? Hai messo a posto i giochi? Mi fai vedere la pagella? Si va a letto dopo cena!" ecc.. E’ importante che il gioco diventi un momento di incontro tra il bambino e i suoi genitori. Ai giochi elettronici, passivizzanti e ripetitivi, sono da preferire i giochi di finzione che danno ai bambini la possibilità di esprimere le loro emozioni.

Nei primissimi anni di vita, il gioco più apprezzato ed amato dal bambino è la mamma o eccezionalmente chi si prende cura di lui. La madre è un "giocattolo universale"; per il bambino la mamma è tutto: lo ama, si prende cura di lui, gli presenta il mondo, gli dà sicurezza, gli trasmette fiducia. 
Oggi purtroppo, molto di frequente, vediamo il crearsi di una frattura nella comunicazione tra genitori e figli in quanto molti genitori a causa dei ritmi frenetici della vita lavorativa non hanno molto tempo a disposizione da dedicare ai loro figli in compenso trascorrono molto tempo fuori casa rispetto agli anni precedenti. È molto importante lasciarsi trascinare dai giochi dei bambini perché ciò consente ai genitori di stabilire un legame speciale con loro che si rivelerà molto utile per entrambi durante l’adolescenza.

                                               Dott.ssa Rita Manzo

"il bambino che non gioca non è un
bambino, ma
l'adulto che non gioca
ha perso il bambino che era in lui
e di cui avrà sempre bisogno"
P.Neruda

lunedì 23 aprile 2012

IL PANNOLINO

Quando è il momento giusto per togliere il pannolino ad un bambino?
La fase dello “svezzamento” dal pannolino è un momento molto importante per l’evoluzione del bambino.
Per quanto concerne la maturazione neurofisiologica il controllo degli sfinteri viene acquisito progressivamente e, solitamente, il controllo dello sfintere anale precede quello dello sfintere vescicale. Il controllo sfinterico completo si ha tra i tre e i quattro anni, ma non esiste un’età precisa in cui il bambino è pronto a fare meno del pannolino in quanto ogni bambino è diverso dall’altro e bisogna evitare di  forzare  i tempi  poiché obbligarlo potrebbe allungare il percorso. 

Dunque occorre rispettare i suoi tempi. Solitamente tra i due e i tre anni si procede con i primi tentativi e le femminucce per motivi fisiologici sono un pò più precoci. Sicuramente la primavera e l’estate sono i periodi migliori, perché se si bagnano, non prendono troppo freddo, inoltre con il caldo il pannolino crea fastidio.
Durante la fase dello “svezzamento” dal pannolino gioca un ruolo importantissimo sul piano affettivo l’atteggiamento della famiglia. La relazione madre-bambino è estremamente coinvolta. Per il bambino le feci sono un materiale “prezioso”, speciale, dotato di  un importante significato affettivo. Il bambino considera i suoi escrementi un proprio prodotto, la sua “opera d’arte”, ed è felice di mostrarli e donarli alla mamma e al papà. Pertanto un atteggiamento positivo da parte dei genitori, in particolare della madre, in merito alla loro espulsione faciliterà il bambino ad abbandonare la sicurezza del pannolino.

Ma come si fa a capire quando è il momento giusto?

Ci sono alcuni segni indicativi della raggiunta maturazione psicologica che possono essere colti, come ad esempio osservare e imitare il comportamento degli adulti o del fratello più grande, mostrare desiderio di indipendenza, camminare e sedersi da solo, capacità di alzare e abbassare i pantaloni da solo, ecc.
Alcuni consigli per le mamme…

1) non bisogna avere fretta: aspettare il momento giusto è un fattore  importante per il successo.

2) Potrebbe essere invogliante per il bambino scegliere il vasino insieme alla mamma. In commercio se ne trovano diversi, di tutti i colori e modelli. Sono molto confortevoli anche i riduttori,  ovvero quelle tavolette morbide che si mettono direttamente sul water per ridurne la grandezza, che danno al bambino la sensazione di fare una cosa da grandi. Molto invitanti per il piccolo sono anche le mutandine con i suoi personaggi dei cartoni preferiti.

3) fargli scegliere il posto che preferisce (non necessariamente il bagno, ma con buonsenso), i giochi che vuole avere con se, e se desidera o meno avere la sua mamma vicino.

4) Creare una quotidianità: ad esempio, accompagnarlo al vasino dopo i pasti (o ad intervalli regolari, per chi proprio non ce la fa a resistere qualche ora) e farlo sedere senza pannolino.

5)Mettere in conto una serie di “incidenti” di percorso, che non dovranno essere troppo rimarcati (ma nemmeno ignorati: semplicemente, dovranno essere accompagnati da una spiegazione serena, tipo “non fa nulla, la prossima che ti scappa dillo alla mamma e andiamo di corsa in bagno”).

6) Avere tanta pazienza, mai mettergli fretta, ma soprattutto fare tante coccole ed applausi quando il bambino riesce a controllare gli sfinteri. Non rimproverarlo mai nei casi di fallimento e, non fate mai paragoni con i bimbi degli altri. 

                                       Dott.ssa Rita Manzo