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giovedì 17 gennaio 2013

TERRORE NOTTURNO

Il Terrore Notturno (chiamato anche Pavor Nocturnus) è un disturbo tipico dell’età infantile, e si caratterizza per un parziale risveglio dal sonno profondo accompagnato da grida, agitazione intensa, pallore, sudorazione, tachicardia, respiro accelerato. Il bambino appare inconsolabile, poco responsivo agli stimoli ambientali e, se svegliato, è confuso, disorientato e non riconosce le persone vicine. A volte può scendere dal letto, camminare, e/o urlare per la casa terrorizzato. Subito dopo essere stato svegliato o al mattino successivo il bambino non ricorda nulla dell'evento. È un disturbo del sonno che, pur rientrando nelle parasonnie (alterazioni della normale struttura del sonno), si presenta più come una crisi d’ansia.

SINTOMI
Durante un episodio di terrore notturno, una persona può:
- sedersi sul letto
- gridare, piangere
- avere rigidità muscolare
- sudare, respirare pesantemente o avere tachicardia
- non riuscire a risvegliarsi
- essere inconsolabile
- scendere dal letto e correre intorno alla casa
- impegnarsi in comportamenti violenti (più comune negli adulti)
- stare con gli occhi spalancati
- non ricordare nulla al mattino.

DURATA DEGLI EPISODI
Gli episodi, si verificano di solito nel primo terzo della notte, e la durata dell’episodio può durare da alcuni secondi a 10 minuti, ma in alcuni casi può arrivare anche a mezzora. Il disturbo mostra una graduale e spontanea remissione nel tempo.

QUANDO COMPARE IL DISTURBO
I terrori notturni sono relativamente rari, e colpiscono solo una piccola percentuale di bambini, spesso di età compresa tra i 3 e 12 anni. Anche se i terrori notturni sono più comuni nei bambini, possono colpire anche gli adulti di età compresa tra di 20 e i 30 anni. Tuttavia  di solito il terrore notturno non è motivo di preoccupazione essendo un fenomeno benigno e transitorio.

RAPPORTO TRA TERRORI NOTTURNI E ALTRI DISTURBI PSICOLOGICI
I bambini con terrori notturni non hanno una maggiore incidenza di disturbi mentali o di psicopatologia rispetto alla popolazione generale.
Al contrario, in età adulta, è più elevata l’incidenza di problematiche psicopatologiche correlate, quali il Disturbo Post-traumatico da Stress e soprattutto i Disturbi d'Ansia. I Disturbi di Personalità a cui si associano i terrori notturni sono il Disturbo Dipendente, Schizoide e Borderline.

DIAGNOSI
Per la diagnosi può essere fatto un esame fisico o psicologico per identificare eventuali condizioni che possono contribuire. Lo studio del sonno (polisonnografia) in un laboratorio del sonno durante la notte è indicato nel caso in cui si renda necessaria una diagnosi differenziale con episodi di natura epilettica in sonno oppure si sospetti la presenza contemporanea di disturbi respiratori in sonno. Per il resto, la diagnosi sulla base della storia clinica può essere sufficiente.
La diagnosi differenziale deve essere fatta anche con gli incubi, tipici della fase REM del sonno, da cui si differenziano per la fase del sonno interessata (prima parte del sonno nel caso dei terrori notturni, fase centrale/ultima parte nel caso degli incubi), ma anche per il fatto che generalmente il sognatore di un incubo si sveglia dal sogno e ricorda i dettagli, mentre una persona che ha un episodio di terrore  rimane addormentata e ha una totale amnesia dell’episodio al mattino.
I terrori notturni, inoltre, devono essere distinti anche da episodi di attacchi di panico notturni che consistono in un risveglio associato a tachicardia, sudorazione e sensazione di soffocamento.
Spesso, le manifestazioni del terrore notturno si sovrappongono a quelle del sonnambulismo da cui il terrore notturno si differenzia per l’attivazione del sistema nervoso autonomo (palpitazioni, sudorazione, tremore, rossore) e l’espressione di terrore.

CAUSE
Vari fattori possono scatenare un episodio di terrore notturno:
- privazione del sonno
- fatica
- stress
- ansia
- febbre (nei bambini)
- dormire in un ambiente non familiare
- luci e rumori
- disturbi respiratori
- familiarità: c’è un rischio 10 volte maggiore di sviluppare terrori notturni se almeno uno dei parenti stretti ha sperimentato questo o altre parasonnie (es. sonnambulismo) nella propria vita.

COMPLICAZIONI
I terrori non sono necessariamente un problema. Possono però causare eccessiva sonnolenza diurna, che può portare a difficoltà a scuola (o al lavoro, nel caso di persone adulte), o problemi con le attività quotidiane . Gli episodi di terrore durante il sonno possono generare disagio nelle relazioni sociali ed affettive. La persona, infatti, può cominciare ad evitare situazioni nelle quali gli altri potrebbero rendersi conto del disturbo, come andare in campeggio, dormire da amici o compagni (o dormire con il partner, nel caso di adulti).
Danneggiare se stessi o  altri è un'altra possibile complicanza rara. Occasionali terrori notturni di solito non sono un motivo di preoccupazione.
E’ importante consultare uno specialista se:
- diventano più frequenti
- disturbano il sonno
- causano al bambino la paura di andare a dormire
- portano a comportamenti pericolosi o lesivi
- sembrano seguire lo stesso modello di volta in volta.

TRATTAMENTI
Se i terrori notturni hanno una frequenza inferiore ad un episodio a settimana e non mettono a rischio di incidenti il bambino il trattamento non è necessario.
Se il terrore notturno è  associato ad una condizione di base medica o psicologica, il trattamento è volto al problema di fondo. Se lo stress o l'ansia sembrano contribuire, è fondamentale l'incontro con uno psicoterapeuta.
Il trattamento farmacologico è utilizzato soltanto in casi estremi (episodi frequenti o rischiosi per l’incolumità del bambino), in quanto potrebbe causare degli effetti collaterali.

COME INTERVENIRE A CASA?
Solitamente quando i genitori vedono il proprio figlio agitarsi e piangere durante la notte in preda al terrore, si sentono impotenti e si agitano a loro volta cercando di fermare in ogni modo la crisi di terrore del piccolo. 


E’ importante adottare alcuni comportamenti al fine di calmare il bambino senza arrecargli danno:
1) Quando il bambino ha una crisi di terrore, è importante mantenere la calma. Non scuoterlo mai né tantomeno gridare in presenza di un episodio di terrore notturno, questo peggiorerebbe le cose. Molto meglio aspettare e calmare il bambino con tranquillità. Talvolta il sentimento di impotenza nei confronti del bambino è forte ma è importante non farlo spaventare maggiormente.
2) Durante l’attacco di terrore il bambino non sarà sveglio. Quando si accorre da lui, bisogna fare attenzione a non svegliarlo prendendolo in braccio, poiché ciò potrebbe peggiorare e prolungare ancora di più la crisi in corso. Piuttosto, è possibile accarezzarlo con dolcezza facendogli comunque percepire la vostra presenza al suo fianco. Anche se lui urlerà e piangerà per alcuni istanti, è importante cercare di parlargli a bassa voce.
3) Probabilmente, se il bambino ha avuto una crisi, la causa sarà da ricercare in qualche avvenimento accaduto durante la giornata, che ha in qualche modo generato stress e tensione in lui. Pertanto è importante cercare di limitare gli stimoli nel corso della giornata e curare l’igiene del sonno (mantenere un regolare ritmo sonno veglia, evitare caffeina e coca-cola, ecc…).
4) Infine è controproducente riferire al bambino, il giorno seguente, quanto avvenuto durante la notte poiché questo potrebbe causare disturbi d’ansia.
                                               Dott.ssa Rita Manzo

venerdì 22 giugno 2012

COME AIUTARE UN BAMBINO AD AFFRONTARE LA PERDITA DI UNA PERSONA CARA



La perdita di una persona cara è un evento molto doloroso e traumatico, soprattutto per i bambini. I genitori che stanno attraversando un periodo di lutto spesso sono in difficoltà quando devono spiegare ad un bambino che un loro familiare o un caro amico è venuto a mancare e spesso hanno anche la tendenza ad evitare l'argomento per proteggere i propri figli. Tuttavia, arriva un momento in cui non si può eludere questa verità. E’ importante garantire al bambino che ha perso una persona cara un costante percorso di accompagnamento e contenimento emotivo. E’ fondamentale imparare il modo giusto per aiutare il piccolo ad affrontare e superare questo triste momento. Le seguenti linee guida possono rendere questo processo più semplice.

1) Siate onesti con i bambini e incoraggiateli a porvi domande. Questo può essere difficile perché non si hanno tutte le risposte. Ma è importante per creare un’atmosfera di comfort e di apertura, e fargli capire che non c’è un unico modo di affrontare questa perdita, c’è chi piange e chi invece, soffre dentro.

2) E’ possibile spiegare che cos’è la morte ai bambini sin dai primissimi anni. E’ bene considerare l'età di un bambino e la sua capacità di capire le idee complesse. I bambini non hanno una comprensione matura della morte fino all'età di otto o nove anni. I più piccoli possono pensare che la morte è qualcosa di temporaneo, e che la persona che li ha lasciati tornerà in futuro.

3) Utilizzare termini precisi quando si parla di morte. Le persone spesso utilizzano come sinonimo di morte il termine "perdere" una persona cara. I bambini potrebbero farsi l’idea che  la persona può essere “ritrovata”. Spesso si usano  immagini fantasiose, come "il nonno ha raggiunto la nonna in cielo" o anche "è partito per un lungo viaggio"... all'inizio questa strategia può essere una soluzione, tuttavia essa ha i suoi limiti, rischiando di confondere il bambino. 
La cosa migliore è affrontare l'argomento in modo semplice ed onesto, senza paroloni. E’ inutile dire ad un bambino che la morte è temporanea e che chi è morto si assenterà per un lungo periodo. Bisogna spiegargli, semplicemente, che non ritornerà. All’inizio questo fatto potrebbe essere difficile da mandar giù, ma col tempo l’accettazione sarà meno dolorosa. Puoi ammettere, invece, al tuo bambino che non sai assolutamente che cosa succede dopo la morte. Questo dialogo gli permetterà di cominciare a riflettere. Per spiegare la morte c’è bisogno di termini semplici in quanto fino all’età di cinque - sei anni, la visione del mondo dei bambini è molto letterale. Così se colui che è morto era malato o anziano, si potrebbe spiegare, per esempio, che il corpo della persona non funzionava più e che i medici non potevano risolvere il problema. Se qualcuno muore improvvisamente, come in un incidente, si potrebbe spiegare cosa è accaduto, cioè che a causa di questo evento molto triste il corpo della persona ha smesso di funzionare. Potrebbe essere necessario spiegare che “morire” significa che il corpo ha smesso di funzionare e che non può essere “aggiustato”. L’aspetto positivo di ciò è che una persona morta non soffre più, non prova più dolore, freddo, fame… I bambini così piccoli hanno spesso difficoltà a capire che tutte le persone e gli esseri viventi alla fine muoiono e che questa situazione sia definitiva e che quindi la persona non tornerà più. Per questo il bambino avrà la tendenza a continuare a chiedere dove sta la persona amata o quando la persona ritornerà anche dopo avergli spiegato che non tornerà più. Per quanto frustrante questo sia, continuate a ribadire con calma che la persona è morta e non può ritornare.

4) Niente bugie ai bambini! è essenziale parlare subito col piccolo della perdita, senza aspettare che si stupisca di non vedere più quella la persona da un po’ di tempo. Evitare l’argomento o inventarsi storie ai confini della realtà genera solo confusione e angoscia nel bambino. I piccoli sono perfettamente in grado di capire il nostro dolore e sanno essere anche capaci di consolarci.

5) E’ necessario  spiegare al bambino che, se quella persona non è più presente fisicamente, lo sarà sempre nel suo cuore e lo accompagnerà nel corso della vita. Una fotografia appesa alla parete o un oggetto appartenente alla persona defunta possono essere utili per alleviare temporaneamente il suo dolore.

6) E’ utile far assistere il bambino al funerale. Ciò gli permetterà di capire meglio ciò che accade e trarre beneficio dal sostegno dei familiari, ma gli consentirà anche di poter piangere liberamente. Se il bambino lo desidera, può anche vedere il corpo del defunto e mettere una fotografia, un oggetto o un disegno nella bara.

7) Ricordate che i bambini non possono tollerare lunghi periodi di tristezza. Ciò significa che si può decidere di farli giocare e partecipare alle loro attività abituali. Questo non significa che essi non amano la persona che è morta, né significa che mancano di rispetto. Va bene permettere o incoraggiare i bambini a divertirsi come facevano prima della morte.

8) A volte capita che il bambino abbia dei sensi di colpa e possa sentirsi responsabile della morte di una persona cara perché convinto di non aver amato abbastanza il proprio caro in vita, oppure per avere pensato in passato cose cattive su di lui, o di avere desiderato la morte di questa persona per rabbia momentanea. In questo caso è bene spiegargli che non è colpa sua e capita a tutti di pensare cose cattive, ma che i pensieri non uccidono le persone.

9) Bisogna essere sempre presenti ed evitare di lasciare il bambino solo col suo dolore, rispettando i suoi ritmi. Alcuni bambini chiedono più coccole e attenzioni. Questo è sintomo del fatto che vivono male il decesso e hanno difficoltà ad accettare il lutto. Dite loro che li amate e, che anche se siete tristi o piangete, li amerete sempre e vi prenderete cura di loro. E’ bene uscire più spesso con loro e cercare di condividere maggiori momenti di relax e di coccole.

10) I cambiamenti nel comportamento del bambino (aggressività, isolamento sociale, disturbi del sonno, indifferenza) potrebbero essere il segnale che egli sta vivendo dei problemi connessi con la morte. In questi casi, è opportuno farsi consigliare da uno specialista. 
Dott.ssa Rita Manzo