Il processo di elaborazione del
lutto è sempre estremamente complesso, ma quando la morte di un genitore o di
una persona cara avviene durante l’adolescenza tutto risulta ancora più
complesso. Sappiamo che l’adolescenza, con i suoi grandi mutamenti fisici,
biologici, ormonali, psicologici, comportamentali è la fase di transizione più
critica della vita. In poco tempo…Continua a leggere qui!
lunedì 8 aprile 2013
IL LUTTO NELL’ADOLESCENZA
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sabato 30 marzo 2013
giovedì 17 gennaio 2013
TERRORE NOTTURNO
Il Terrore Notturno (chiamato anche Pavor Nocturnus) è un disturbo
tipico dell’età infantile, e si caratterizza per un parziale risveglio dal
sonno profondo accompagnato da grida, agitazione intensa, pallore, sudorazione,
tachicardia, respiro accelerato. Il bambino appare inconsolabile, poco
responsivo agli stimoli ambientali e, se svegliato, è confuso, disorientato e
non riconosce le persone vicine. A volte può scendere dal letto, camminare, e/o
urlare per la casa terrorizzato. Subito dopo essere stato svegliato o al mattino
successivo il bambino non ricorda nulla dell'evento. È un disturbo del sonno
che, pur rientrando nelle parasonnie (alterazioni della normale struttura del
sonno), si presenta più come una crisi d’ansia.
SINTOMI
Durante un episodio di terrore notturno, una persona può:
- sedersi sul letto
- gridare, piangere
- avere rigidità muscolare
- sudare, respirare pesantemente o avere tachicardia
- non riuscire a risvegliarsi
- essere inconsolabile
- scendere dal letto e correre intorno alla casa
- impegnarsi in comportamenti violenti (più comune negli adulti)
- stare con gli occhi spalancati
- non ricordare nulla al mattino.
DURATA DEGLI EPISODI
Gli episodi, si verificano di solito nel primo terzo della notte, e la
durata dell’episodio può durare da alcuni secondi a 10 minuti, ma in alcuni
casi può arrivare anche a mezzora. Il disturbo mostra una graduale e spontanea
remissione nel tempo.
QUANDO COMPARE IL DISTURBO
I terrori notturni sono relativamente rari, e colpiscono solo una
piccola percentuale di bambini, spesso di età compresa tra i 3 e 12 anni. Anche
se i terrori notturni sono più comuni nei bambini, possono colpire anche gli
adulti di età compresa tra di 20 e i 30 anni. Tuttavia di solito il terrore notturno non è motivo di
preoccupazione essendo un fenomeno benigno e transitorio.
RAPPORTO TRA TERRORI NOTTURNI E ALTRI DISTURBI PSICOLOGICI
I bambini con terrori notturni non hanno una maggiore incidenza di
disturbi mentali o di psicopatologia rispetto alla popolazione generale.
Al contrario, in età adulta, è più elevata l’incidenza di
problematiche psicopatologiche correlate, quali il Disturbo Post-traumatico da
Stress e soprattutto i Disturbi d'Ansia. I Disturbi di Personalità a cui si
associano i terrori notturni sono il Disturbo Dipendente, Schizoide e Borderline.
DIAGNOSI
Per la diagnosi può essere fatto un esame fisico o psicologico per identificare eventuali condizioni che possono contribuire. Lo studio del sonno (polisonnografia) in un laboratorio del sonno durante la notte è indicato nel caso in cui si renda necessaria una diagnosi differenziale con episodi di natura epilettica in sonno oppure si sospetti la presenza contemporanea di disturbi respiratori in sonno. Per il resto, la diagnosi sulla base della storia clinica può essere sufficiente.
Per la diagnosi può essere fatto un esame fisico o psicologico per identificare eventuali condizioni che possono contribuire. Lo studio del sonno (polisonnografia) in un laboratorio del sonno durante la notte è indicato nel caso in cui si renda necessaria una diagnosi differenziale con episodi di natura epilettica in sonno oppure si sospetti la presenza contemporanea di disturbi respiratori in sonno. Per il resto, la diagnosi sulla base della storia clinica può essere sufficiente.
La diagnosi differenziale deve essere fatta anche con gli incubi,
tipici della fase REM del sonno, da cui si differenziano per la fase del sonno
interessata (prima parte del sonno nel caso dei terrori notturni, fase
centrale/ultima parte nel caso degli incubi), ma anche per il fatto che generalmente
il sognatore di un incubo si sveglia dal sogno e ricorda i dettagli, mentre una
persona che ha un episodio di terrore
rimane addormentata e ha una totale amnesia dell’episodio al mattino.
I terrori notturni, inoltre, devono essere distinti anche da episodi
di attacchi di panico notturni che consistono in un risveglio associato a
tachicardia, sudorazione e sensazione di soffocamento.
Spesso, le manifestazioni del terrore notturno si sovrappongono a
quelle del sonnambulismo da cui il terrore notturno si differenzia per
l’attivazione del sistema nervoso autonomo (palpitazioni, sudorazione, tremore,
rossore) e l’espressione di terrore.
CAUSE
Vari fattori possono scatenare un episodio di terrore notturno:
- privazione del sonno
- fatica
- stress
- ansia
- febbre (nei bambini)
- dormire in un ambiente non familiare
- luci e rumori
- disturbi respiratori
- familiarità: c’è un rischio 10 volte maggiore di sviluppare terrori
notturni se almeno uno dei parenti stretti ha sperimentato questo o altre
parasonnie (es. sonnambulismo) nella propria vita.
I terrori non sono necessariamente un problema. Possono però causare
eccessiva sonnolenza diurna, che può portare a difficoltà a scuola (o al lavoro,
nel caso di persone adulte), o problemi con le attività quotidiane . Gli
episodi di terrore durante il sonno possono generare disagio nelle relazioni
sociali ed affettive. La persona, infatti, può cominciare ad evitare situazioni
nelle quali gli altri potrebbero rendersi conto del disturbo, come andare in
campeggio, dormire da amici o compagni (o dormire con il partner, nel caso di
adulti).
Danneggiare se stessi o altri è
un'altra possibile complicanza rara. Occasionali terrori notturni di solito non
sono un motivo di preoccupazione.
E’ importante consultare uno specialista se:
- diventano più frequenti
- disturbano il sonno
- causano al bambino la paura di andare a dormire
- portano a comportamenti pericolosi o lesivi
- sembrano seguire lo stesso modello di volta in volta.
TRATTAMENTI
Se i terrori notturni hanno una frequenza inferiore ad un episodio a settimana e non mettono a rischio di incidenti il bambino il trattamento non è necessario.
Se i terrori notturni hanno una frequenza inferiore ad un episodio a settimana e non mettono a rischio di incidenti il bambino il trattamento non è necessario.
Se il terrore notturno è
associato ad una condizione di base medica o psicologica, il trattamento
è volto al problema di fondo. Se lo stress o l'ansia sembrano contribuire, è
fondamentale l'incontro con uno psicoterapeuta.
Il trattamento farmacologico è utilizzato soltanto in casi estremi
(episodi frequenti o rischiosi per l’incolumità del bambino), in quanto potrebbe
causare degli effetti collaterali.
COME INTERVENIRE A CASA?
Solitamente quando i genitori vedono il proprio figlio agitarsi e
piangere durante la notte in preda al terrore, si sentono impotenti e si
agitano a loro volta cercando di fermare in ogni modo la crisi di terrore del
piccolo.
E’ importante adottare alcuni comportamenti al fine di calmare il bambino senza arrecargli danno:
E’ importante adottare alcuni comportamenti al fine di calmare il bambino senza arrecargli danno:
1) Quando il bambino ha una crisi di terrore, è importante mantenere
la calma. Non scuoterlo mai né tantomeno gridare in presenza di un episodio di
terrore notturno, questo peggiorerebbe le cose. Molto meglio aspettare e
calmare il bambino con tranquillità. Talvolta il sentimento di impotenza nei
confronti del bambino è forte ma è importante non farlo spaventare
maggiormente.
2) Durante l’attacco di terrore il bambino non sarà sveglio. Quando si
accorre da lui, bisogna fare attenzione a non svegliarlo prendendolo in
braccio, poiché ciò potrebbe peggiorare e prolungare ancora di più la crisi in
corso. Piuttosto, è possibile accarezzarlo con dolcezza facendogli comunque
percepire la vostra presenza al suo fianco. Anche se lui urlerà e piangerà per
alcuni istanti, è importante cercare di parlargli a bassa voce.
3) Probabilmente, se il bambino ha avuto una crisi, la causa sarà da
ricercare in qualche avvenimento accaduto durante la giornata, che ha in
qualche modo generato stress e tensione in lui. Pertanto è importante cercare
di limitare gli stimoli nel corso della giornata e curare l’igiene del sonno
(mantenere un regolare ritmo sonno veglia, evitare caffeina e coca-cola, ecc…).
4) Infine è controproducente riferire al bambino, il giorno seguente,
quanto avvenuto durante la notte poiché questo potrebbe causare disturbi
d’ansia.
sabato 5 gennaio 2013
I CAPRICCI DEI BAMBINI: COME VANNO AFFRONTATI?
Spesso le mamme descrivono i loro bambini come irrequieti,
vivacissimi, dispettosi, maneschi e poco obbedienti, insomma, delle piccole
pesti ingestibili, lasciando trasparire la loro sensazione di impotenza e
spesso di incapacità nell’educare un figlio. I bambini fanno i capricci da
sempre. I genitori di oggi
però si dichiarano sempre più spesso spiazzati e incapaci di fronteggiarli.
Questa "nuova" difficoltà non nasce dai bambini ma dal rapporto che i genitori hanno nei confronti dell'autorità. Oggi i genitori tendono ad avere un atteggiamento amichevole con i propri figli, il più possibile paritario. Mentre in passato era normale comandare i bambini a bacchetta e punire i loro capricci, oggi si rischia di cadere nell'eccesso opposto, quello di permettere tutto, tollerare capricci a oltranza, o di dare infinite spiegazioni sul perché di un ordine. È importante che un genitore manifesti nei confronti del figlio la propria autorevolezza in modo fermo.
Questa "nuova" difficoltà non nasce dai bambini ma dal rapporto che i genitori hanno nei confronti dell'autorità. Oggi i genitori tendono ad avere un atteggiamento amichevole con i propri figli, il più possibile paritario. Mentre in passato era normale comandare i bambini a bacchetta e punire i loro capricci, oggi si rischia di cadere nell'eccesso opposto, quello di permettere tutto, tollerare capricci a oltranza, o di dare infinite spiegazioni sul perché di un ordine. È importante che un genitore manifesti nei confronti del figlio la propria autorevolezza in modo fermo.
Non si può dire che un bambino sia in sé ingestibile: talvolta serve
un piccolo sforzo per aiutarlo a cambiare i suoi atteggiamenti, con risvolti
positivi sia sulla serenità del bambino che per l’atmosfera familiare.
PERCHE’ I BAMBINI FANNO I
CAPRICCI?
Quando i bambini fanno i capricci l'unica cosa che si desidera è che
smettano. Ma perchè i bambini fanno i capricci?
Perché attraverso di essi il bambino cerca sempre di dire qualcosa al
proprio genitore, di lanciargli un messaggio.
In alcuni casi è un modo di richiamare l’attenzione, perchè magari si
sente trascurato.
In molti casi è solo il sonno, la stanchezza o l'arrivo della febbre
che rende i bambini insofferenti.
In altri casi è una reazione a un sistema di divieti e di regole che
percepisce eccessivo o confuso.
Può essere il suo modo di esprimere la competizione con un fratellino,
piu' grande o piu' piccolo.
Può essere il modo di manifestare il suo disagio per qualcosa che
accade in famiglia.
Perfino un campanello di allarme per qualcosa che il bambino subisce
all'asilo o a scuola e di cui ritiene i genitori responsabili perchè ce lo
portano o che non sa dire in altro modo.
E’ importante affrontare con serenità e fermezza il pianto del vostro bambino: cercate di capire se piange per un motivo giustificato. Se si lamenta per dolore, fame, paura, rispondete subito alla richiesta; se piange perché desidera qualcosa, potete decidere o meno di accontentarlo. Quando invece fa capricci, ignoratelo, non dategliela vinta al momento dei capricci o dei pianti; spesso i bambini fanno capricci per ottenere la vostra attenzione, per farvi cedere, per cambiare le vostre decisioni, per riuscire a fare quello che vogliono; piangono per farvi cambiare idea. Non cedete a questi ricatti!
E’ importante affrontare con serenità e fermezza il pianto del vostro bambino: cercate di capire se piange per un motivo giustificato. Se si lamenta per dolore, fame, paura, rispondete subito alla richiesta; se piange perché desidera qualcosa, potete decidere o meno di accontentarlo. Quando invece fa capricci, ignoratelo, non dategliela vinta al momento dei capricci o dei pianti; spesso i bambini fanno capricci per ottenere la vostra attenzione, per farvi cedere, per cambiare le vostre decisioni, per riuscire a fare quello che vogliono; piangono per farvi cambiare idea. Non cedete a questi ricatti!
SUGGERIMENTI UTILI PER GESTIRE I CAPRICCI
DEI BAMBINI
Per gestire i capricci dei bambini, innanzitutto bisognerebbe rivedere
quelle che sono le aspettative rispetto a come dovrebbe comportarsi il bambino
e a ciò che è giusto aspettarsi da lui.
Esigere, ad esempio, che il bambino non faccia disordine mentre sta
giocando, che non butti a terra le briciole mentre mangia, che obbedisca
immediatamente ad ogni ordine impartito, significa avere aspettative che
saranno sicuramente deluse portando le madri a diventare esse stesse l’origine
della loro frustrazione.
Ecco alcuni consigli per
gestire al meglio i capricci dei piccoli:
LE REGOLE
Le regole e il rispetto delle regole sono il miglior modo di
accompagnare la crescita di un bambino.
E’ importante individuare alcune regole semplici e pretendere che
siano rispettate, senza mostrare segni di cedimento. No significa NO! il “no” detto una volta non può diventare
per magia un “sì” nel momento in cui ci si trova davanti a dei capricci,
solo per far in modo che il piccolo la smetta. Inoltre è importante essere
coerenti con le regole date e mantenere chiaro ciò che è permesso e ciò che è
vietato. Quello che è vietato non può diventare permesso a seconda dell'umore o
della stanchezza. E’ fondamentale mantenere un atteggiamento uniforme tra mamma
e papà. E’ sbagliato che la mamma vieti e il papà conceda, o viceversa.
Non è molto utile urlare o aggredire il bambino nel momento in cui fa
i capricci o compie un’azione ritenuta non corretta, perché nel tempo questo
atteggiamento perderà valore ed efficacia. E’ più utile, invece, comunicare al
bambino con un tono calmo che il modo di comportarsi non è quello corretto, per
poi suggerirgli come migliorare, “come certamente è in grado di fare”. E’
fondamentale infatti anche trasmettergli la nostra stima nei suoi confronti e
nella possibilità che lui “possa essere veramente bravo”.
Non è saggio pensare di stabilire con i propri figli un rapporto alla
pari. Mettersi sullo stesso piano di un bambino è una terribile trappola, che
mette in difficoltà i piccoli, perché si chiede loro di essere adulti anzi
tempo. A 2 o 3 anni non date spiegazioni e non parlate di regole, ma
applicatele senza discuterle.
Non cercate un rapporto alla pari col bambino finché non è maturo: se
ha due anni non state a parlare di regole: il piccolo non ne comprende il significato;
applicatele e basta. A 4-5 anni potete cominciare a parlare di disciplina al
bambino, però evitate di stabilire con lui le regole, perché gli manca il
giudizio necessario. Dall'età di 14-16 anni un adolescente può discutere di
disciplina coi genitori e insieme potrete stabilire regole e punizioni. Quanto
più voi genitori vi dimostrate democratici nei primi anni, tanto più rischiate
di viziare vostro figlio. In genere i piccoli non sanno gestire le regole,
siete voi come genitori che dovete invece stabilirle e farle rispettare.
L’ATTESA
E’ necessario insegnare al bambino ad attendere. Aspettare serve al
bambino ad accettare meglio la frustrazione, ad imparare ad essere paziente. L'attesa
non danneggia la crescita psicologica del bambino, anzi serve a rafforzarla.
Un modo per aiutare il bambino a tollerare la frustrazione può essere quello di abituarlo ogni tanto a cercare delle alternative rispetto alla cosa che vorrebbe, ad es. “non puoi mangiare il dolce prima di cena, però dopo cena si”.
Un modo per aiutare il bambino a tollerare la frustrazione può essere quello di abituarlo ogni tanto a cercare delle alternative rispetto alla cosa che vorrebbe, ad es. “non puoi mangiare il dolce prima di cena, però dopo cena si”.
ESISTE IL CAPRICCIO “ISTERICO”
A volte i capricci degenerano e il bambino prende a urlare, a
scalciare e si butta per terra come impazzito. Specialmente quando questo
avviene in luoghi pubblici, il genitore entra in crisi, temendo più che altro
il giudizio di chi gli sta attorno.
Aggiungere le vostre grida alle sue o magari strattonarlo per "farlo ragionare" è del tutto controproducente. La tattica migliore in questo caso è provare ad ignorarlo del tutto finchè capirà da solo che con il suo atteggiamento non otterrà il risultato sperato e smetterà. Se non è possibile ignorarlo cercate di contenerlo con un atteggiamento fermo, senza agitarvi, portandolo in un luogo più tranquillo per aspettare che si tranquillizzi. La mente del bambino non si ferma mai troppo a lungo su qualcosa e in breve tempo si sarà dimenticato lui per primo dell'episodio. Molto importante in questi casi è non cedere alla tentazione che “va bene tutto purchè la smetta”. Non bisogna cedere alla provocazione e iniziare anche noi a urlare e usare le mani. Lo sculaccione, le punizioni fisiche, le umiliazioni con aggettivi o giudizi che non hanno a che fare con l'accaduto, sono un modo violento di umiliarlo sia sul piano fisico che emotivo e non portano nessun risultato nel tempo.
Aggiungere le vostre grida alle sue o magari strattonarlo per "farlo ragionare" è del tutto controproducente. La tattica migliore in questo caso è provare ad ignorarlo del tutto finchè capirà da solo che con il suo atteggiamento non otterrà il risultato sperato e smetterà. Se non è possibile ignorarlo cercate di contenerlo con un atteggiamento fermo, senza agitarvi, portandolo in un luogo più tranquillo per aspettare che si tranquillizzi. La mente del bambino non si ferma mai troppo a lungo su qualcosa e in breve tempo si sarà dimenticato lui per primo dell'episodio. Molto importante in questi casi è non cedere alla tentazione che “va bene tutto purchè la smetta”. Non bisogna cedere alla provocazione e iniziare anche noi a urlare e usare le mani. Lo sculaccione, le punizioni fisiche, le umiliazioni con aggettivi o giudizi che non hanno a che fare con l'accaduto, sono un modo violento di umiliarlo sia sul piano fisico che emotivo e non portano nessun risultato nel tempo.
E’ importante ricordare che il rispetto delle regole è accettabile per
un bambino in un ambito di rispetto della sua persona. Se chiediamo rispetto
per noi e per gli altri, dobbiamo portarlo anche a lui, tutti i giorni.
COSA SUCCEDE SE SI LASCIA CHE IL BAMBINO
FACCIA I CAPRICCI?
Se non si impostano delle regole in modo costruttivo, il bambino
viziato avrà dei problemi, specialmente dall'epoca della scuola in poi: sarà
poco accettato dagli altri coetanei, perché troppo egocentrico e arrogante,
sarà mal sopportato dagli insegnanti perché troppo insistente e poco docile.
Voi stessi come genitori avrete difficoltà a volergli bene proprio per il suo
comportamento. Alla lunga un bambino viziato diventa infelice e anche nelle
situazioni scolastiche non raggiunge gli obiettivi didattici perché non
motivato; inoltre, tende sempre più a rifiutarsi dall'affrontare i problemi
della vita di tutti i giorni.
Dott.ssa Rita Manzo
Lascia pure un commento qui sotto!
Dott.ssa Rita Manzo
Lascia pure un commento qui sotto!
domenica 30 dicembre 2012
lunedì 27 agosto 2012
LA DEPRESSIONE NEI BAMBINI
È raro sentir parlare di depressione infantile,
eppure questo è un disturbo in forte crescita, interessa il 2-4% dei bambini ed è noto che tale incidenza tende ad
aumentare durante l'adolescenza.
I bambini esprimono i loro disagi, conflitti e delusioni in modo diverso dagli adulti e, diversamente da questi, che hanno la capacità di esprimere il loro disagio, i bambini non hanno ancora una buona capacità di verbalizzare e comunicare il loro malessere e la loro sofferenza, che viene pertanto espressa attraverso il loro comportamento.
I bambini esprimono i loro disagi, conflitti e delusioni in modo diverso dagli adulti e, diversamente da questi, che hanno la capacità di esprimere il loro disagio, i bambini non hanno ancora una buona capacità di verbalizzare e comunicare il loro malessere e la loro sofferenza, che viene pertanto espressa attraverso il loro comportamento.
La depressione infantile è una
realtà che tende a passare inosservata agli occhi del 70% dei genitori.
Anche se alcuni bambini esprimono la loro depressione attraverso i classici sintomi (tristezza, pessimismo, ansia, ecc.), nella maggior parte dei casi, i cambiamenti più visibili tendono a confondersi con la ribellione: irritabilità, aggressività, iperattività, oppositività, ma anche con ridotto rendimento scolastico a causa dell’iperattività e della sua incapacità a sostenere tempi attentivi prolungati.
Anche se alcuni bambini esprimono la loro depressione attraverso i classici sintomi (tristezza, pessimismo, ansia, ecc.), nella maggior parte dei casi, i cambiamenti più visibili tendono a confondersi con la ribellione: irritabilità, aggressività, iperattività, oppositività, ma anche con ridotto rendimento scolastico a causa dell’iperattività e della sua incapacità a sostenere tempi attentivi prolungati.
Il bambino depresso è spesso una piccola peste, in conflitto con i
coetanei e con gli adulti; può manifestare ansia da separazione. Frequente è
anche il disturbo del sonno che può manifestarsi sotto forma di incubo
piuttosto che insonnia o ipersonnia, con frequenti risvegli notturni; nel
bambino depresso può presentarsi anche enuresi e/o encopresi; spesso è presente la paura della
morte (conversazioni ricorrenti in materia), sentimenti di colpa e di inutilità.
E’ importante che i genitori si rendano tempestivamente conto di improvvise modifiche sul comportamento e l'umore dei bambini.
E’ importante che i genitori si rendano tempestivamente conto di improvvise modifiche sul comportamento e l'umore dei bambini.
Il ruolo dei genitori è cercare di capire
e simpatizzare con le difficoltà del bambino, anche se possono sembrare
insignificanti. Ad esempio, un trasloco può provocare più paura e ansia
di quanto gli adulti possano
immaginare.
Instaurare un clima di fiducia favorevole al bambino è importante al fine di tranquillizzarlo ed esplorare le sue difficoltà.
Instaurare un clima di fiducia favorevole al bambino è importante al fine di tranquillizzarlo ed esplorare le sue difficoltà.
giovedì 2 agosto 2012
STILI EDUCATIVI DEI GENITORI
DIMMI CHE GENITORE SEI E TI DIRO’ CHE
FIGLIO AVRAI!
Lo stile educativo adottato dai
genitori influisce sullo sviluppo dei figli. Per stile educativo si intende quell’insieme di atteggiamenti che il
padre e la madre manifestano nei confronti dei figli che creano il clima emotivo nel quale i genitori attuano i propri
comportamenti specifici, volti ad ottenere determinati risultati educativi. Ogni genitore si
rapporta con il proprio figlio secondo uno stile educativo preferito, nella
gran parte dei casi in modo assolutamente inconsapevole e istintivo. Questo
stile educativo influisce in particolar
modo sullo sviluppo di un positivo senso del sé e delle competenze personali
dei figli.
Possiamo distinguere tre diversi stili educativi:
Esercitano un eccessivo controllo sul comportamento dei figli, indipendentemente dall’età e dal contesto in cui si trovino. Si dimostrano scarsamente affettuosi con i propri figli, apparendo distanti e a volte freddi.
Le richieste di comportamento maturo sono elevate, la comunicazione genitore–figlio è scarsa e il punto di vista del minore non viene ritenuto importante né dunque preso in considerazione.
In un ambiente così rigido, il bambino non ha la possibilità di sperimentare né di comprendere il valore delle regole, seppur rispettate per timore di essere puniti. È probabile che sviluppi una scarsa opinione di sé e che tenda a svalutare le sue capacità, assecondando passivamente il volere e le opinioni altrui.
STILE AUTORITARIO
I
genitori con uno stile autoritario sono guidati principi molto rigidi, impongono le regole ai propri figli senza
alcuna spiegazione, alzano spesso la voce e perdono la pazienza, non accettano
di essere contraddetti, a meno di severe punizioni. Esercitano un eccessivo controllo sul comportamento dei figli, indipendentemente dall’età e dal contesto in cui si trovino. Si dimostrano scarsamente affettuosi con i propri figli, apparendo distanti e a volte freddi.
Le richieste di comportamento maturo sono elevate, la comunicazione genitore–figlio è scarsa e il punto di vista del minore non viene ritenuto importante né dunque preso in considerazione.
In un ambiente così rigido, il bambino non ha la possibilità di sperimentare né di comprendere il valore delle regole, seppur rispettate per timore di essere puniti. È probabile che sviluppi una scarsa opinione di sé e che tenda a svalutare le sue capacità, assecondando passivamente il volere e le opinioni altrui.
STILE PERMISSIVO/LASSISTA
I genitori permissivi esigono
poco dai figli, hanno difficoltà a imporre delle regole e a farle rispettate
qualora ci siano. Lasciano il bambino libero di esprimere i suoi bisogni ma
anche di autoregolarsi, senza alcun limite. Non esercitano alcun controllo
sulla vita dei figli, né durante l’infanzia né dopo.
Sono affettuosi, accettanti e pieni di attenzioni, estremamente tolleranti nei confronti dei
comportamenti, richieste e
desideri del bambino. Il livello comunicativo è buono o molto buono.
Questi genitori richiedono raramente comportamenti maturi ai propri figli, e
tendono a soddisfare tutte le loro richieste.
Questo stile educativo non
produce risultati migliori rispetto al precedente. Generalmente, la mancanza di
regole provoca confusione, disorientamento e angosce nei minori. Questi ultimi,
in assenza di un’autorità genitoriale, non percepiscono punti di riferimento e
una guida sicura, per cui potrebbero sperimentare un falso senso di
onnipotenza, da cui possono derivare notevoli problemi nelle relazioni sociali
e nell’inserimento in gruppi amicali, soprattutto durante l’adolescenza, in cui
possono manifestarsi comportamenti di tipo antisociale.
STILE
AUTOREVOLE
I genitori autorevoli stabiliscono
delle regole chiare e coerenti per i propri figli e pongono loro dei limiti laddove
ce ne fosse bisogno. Ascoltano le richieste e le domande di chiarificazione dei
figli, sono interessati alla loro opinione e disponibili alla negoziazione.
Spiegano il perché di eventuali divieti o proibizioni. La comunicazione tra
genitore e figlio è efficace. I genitori sono affettuosi e caldi. Ai figli
vengono richiesti comportamenti maturi e appropriati alla loro età. È altamente
probabile che, in tale clima familiare, i minori sviluppino buoni livelli di
autostima e fiducia in se stessi, autonomia, maturità e competenza affettiva e
sociale. Sono rispettosi delle
regole ma non le seguono passivamente, le interiorizzano e le fanno proprie. Tale
stile educativo incoraggia il bambino a essere autonomo dai
genitori e, soprattutto, a sviluppare la sua personalità. Questi bambini avranno minori difficoltà di
relazione con i coetanei e saranno più competenti nell’esprimere e portare
avanti le proprie idee. Questo è lo stile educativo più consono a una buona
educazione del bambino.
I genitori spesso non aderiscono ad un unico stile educativo e si ritrovano a variare combinando diversi atteggiamenti in base alle situazioni e circostanze. L’importante è riuscire a mantenere una certa coerenza verso il bambino e accettare di non essere perfetti! si può sbagliare, l’importante è ammettere l’errore con sé stessi e con i propri figli.
I genitori spesso non aderiscono ad un unico stile educativo e si ritrovano a variare combinando diversi atteggiamenti in base alle situazioni e circostanze. L’importante è riuscire a mantenere una certa coerenza verso il bambino e accettare di non essere perfetti! si può sbagliare, l’importante è ammettere l’errore con sé stessi e con i propri figli.
Dott.ssa Rita Manzo
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